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La
COMECE (Commissione degli Episcopati della Comunità Europea) organizza
un Congresso a Roma, in occasione del cinquantesimo anniversario della
firma dei trattati di Roma, dal 23 al 25 marzo prossimo, sul tema:
Valori e prospettive per l'Europa di domani - i 50 anni dei Trattati di
Roma. L'Associazione per la Fondazione Europa ha proposto un proprio
contributo.
In occasione del Congresso organizzato dalla COMECE per il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma Roma 23 - 25 marzo 2007
Cittadini, fedeli laici, e il futuro dell'Europa
Convinti «che costruendo la pace si pongono le premesse per un
autentico umanesimo integrale, … preparando così un futuro sereno delle
nuove generazioni1», ricordando e condividendo le speranze e gli ideali dei Padri fondatori2,
auspichiamo che il processo di ""europeizzazione" proceda con coraggio
e tempestività dando effettiva risposta all'aspettativa di milioni di
uomini e donne che sanno di essere legati da una storia comune, e che
sperano in un destino di unità e solidarietà3".
Vogliamo dare il nostro contributo, coscienti che si tratta di un
contributo modesto ma sinceramente appassionato, a tale processo di
"europeizzazione", di riunificazione, assumendo ed interpretando le
nostre responsabilità di cittadini e partecipando, negli ambiti che ci
sono consentiti, al lavoro di analisi, ed alla formulazione di idee e
proposte per perseguire gradualmente, progressivamente l'ideale
europeo, non solo come riunificazione geografica e culturale, ma anche
come efficienza interna ed efficacia sul piano internazionale per
adempiere ad un compito storico.
- -
Riunificazione preparata e predisposta sia come accettazione dei
principi riconosciuti dall'UE, sia come capacità di accoglienza della
stessa UE;
- - Efficienza come adozione di regole chiare ed essenziali di funzionamento interno;
- - Efficacia come presenza concordata e condivisa, cioè unitaria, sugli scacchieri internazionali.
Vogliamo dare il nostro contributo, modesto ma appassionato, in
autonomia e responsabilità personale, pur nella libera sequela alla
Chiesa, e quindi nella libera cordiale adesione al Magistero del Papa e
dei nostri Vescovi, nella consapevolezza che l'uomo portatore di "senso
religioso" dà un contributo specifico al miglioramento della società.
Condividendo la linea di pensiero alla quale si sono ispirati i Padri
fondatori, richiamiamo innanzi tutto il principio di sussidiarietà che
ha la sua fonte nel diritto naturale. Da questo punto di vista sarebbe
opportuno, nel momento in cui gli Stati membri s'interrogano su come
dare nuovo impulso all'ideale europeo, se le crescenti competenze delle
Istituzioni comunitarie non sovvertono ruoli e responsabilità, non
incontrando in ultima analisi il favore degli stessi cittadini europei.
Altrettanto sembra opportuno porsi la questione della presenza
coordinata e condivisa dell'Europa sugli scacchieri internazionali, e
forse si dovrebbe procedere ad un esame do coscienza: l'Europa è
realmente presente là dove il mondo l'attende.
Desideriamo collaborare con tutti coloro, di qualsiasi cultura,
religione e razza, che abitano il nostro continente, ciascuno a partire
dalla propria identità affinché il dialogo sia vero e costruttivo4,
per rendere la nostra convivenza conforme ai diritti fondamentali
dell'uomo, e ci impegneremo in tal senso. Diritti e valori fondamentali
che sono alla base della dignità umana, come la libertà religiosa e
delle Chiese, in tutte le sue dimensioni; prova certa del reale
rispetto dei fondamentali diritti umani5,
implicando necessariamente il godimento di una serie libertà, come
quelle di pensiero, di espressione, di propaganda, di riunione, di
associazione, di educazione dei figli.
La condizione
preliminare necessaria per dare solide basi a tale processo è il
rispetto di tutte le culture e tradizioni che hanno costruito l'Europa
quale è ora, per cui è guardata con speranza da molti Paesi meno
avvantaggiati del sud del mondo, che aspettano un'azione equilibratrice
e civilizzatrice. «Questi valori che costituiscono il patrimonio più
prezioso dell'umanesimo europeo, rappresentano l'apporto intellettuale
e spirituale più caratteristico che ha plasmato l'identità europea nel
corso dei secoli e appartengono al tesoro culturale proprio di questo
Continente.»6 Questi valori, i valori cristiani, rappresentano il "fattore unificante" più imponente e facilmente riscontrabile.7
Anche per questo, ma non solo per questo, la cultura cristiana deve
essere presente nell'ambito sociale e politico europeo; perché la
visione cristiana dell'uomo e della società è condivisa da milioni di
cittadini europei, e perché emarginare una cultura ed una tradizione
presente nell'oggi come esito della storia è un ferita della libertà, e
mina il destino di unità e solidarietà.8 Un patrimonio che ha largamente contribuito a modellare l'Europa delle nazioni e l'Europa dei popoli.
Il rispetto di tutte le culture e tradizioni che hanno costruito
l'Europa quale è ora, comporta l'affermazione di una necessaria reale
laicità delle Istituzioni, che tralasci posizioni ostili od escludenti
per assumere posizioni di attenzione e dialogo con tutte le culture e
le tradizioni, inclusa la cultura erede di quei valori, i valori
cristiani, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell'umanesimo
europeo.9
Per collaborare all'istaurarsi di questo tipo di laicità ci impegniamo
ad un dialogo franco, a partire dalla nostra identità, ma aperto,
cordiale e rispettoso, con il duplice desiderio di imparare da tutti, e
di sottolineare soprattutto ciò che ci unisce, nel rispetto
dell'identità di ciascuno. Disponibilità e ricerca del dialogo rivolta
a tutti.
Da questo punto di vista preghiamo per l'importante
contributo che speriamo venga dalla terza Assemblea Ecumenica Europea,
che si terrà dal 4 al 9 settembre 2007 a Sibiu in Romania, orientata,
come ha detto il Santo Padre ricevendo il Comitato preparatorio, alla
ricerca non facile ma costante e comune della verità.
Così come per altri, riteniamo che anche noi potremmo, in tutta umiltà,
dare un contributo significativo alla costruzione di una società civile
e politica europea più democratica ed ospitale per tutti, perché sono i cittadini morali sovente ispirati dalle religioni a favorire la democrazia.10
Anche per questo forme di "non attenzione", o peggio di discriminazione
per qualsiasi cultura, incluse quelle religiose, sono un di meno per la
vita democratica.
Inoltre, raccogliendo la raccomandazione del filosofo Jürgen Habermas che indica la
necessità di pensatori capaci di tradurre le convinzioni cifrate della
fede cristiana nel linguaggio del mondo secolarizzato per renderle così
efficaci in un mondo nuovo, ci adopereremo affinché ciò possa
realizzarsi, chiedendo l'aiuto di politici, studiosi ed intellettuali
disponibili a tale indispensabile lavoro, ad iniziare dalle Università
cattoliche che la grande tradizione cristiana del continente ci ha
assicurato.
Note
- 1 Benedetto XVI - Messaggio per la giornata mondiale della pace 2007.
- 2 Adenauer, Shumann, De Gasperi ed inoltre Monet, Spak, ed altri.
- 3 Giovanni Paolo II - Messaggio ai partecipanti al convegno "Verso una Costituzione europea" Giugno 2002.
- 4
Benedetto XVI - Incontro con il Corpo Diplomatico presso la Repubblica
Turca; novembre 2006 «Il nostro mondo deve
prendere coscienza sempre più del fatto
che tutti gli uomini sono profondamente solidali ed invitarli a porre
in risalto le loro differenze storiche e
culturali non per scontrarsi ma per rispettarsi reciprocamente».
- 5
Come, ad esempio, diceva già più di sessanta anni or sono, il grande
giurista italiano Carlo Arturo Jemolo, e come ha
ribadito più volte Giovanni Paolo II.
- 6 Vedi nota 3.
- 7
Basti pensare all'imponenza del Monachesimo, alla sua azione
armonizzatrice e di salvaguardia del patrimonio
culturale.
- 8
In non pochi ambiti europei va interpretata ed attuata concretamente
l'affermazione: «contrasterò ciò che dici, ma
mi batterò perché Tu lo possa dire».
- 9
S. E. il Cardinale Raffaele Martino in un Suo discorso sulla <
Religione nello spazio pubblico > ha detto: «Un regime
politico autenticamente laico accetta sia
che i singoli cristiani agiscano da cristiani nella società senza
camuffarsi da persone senza credo, sia
"che la Chiesa manifesti le proprie valutazioni sulle grandi questioni
etiche in gioco". È un interesse della
politica stessa, perché se questa pretende di vivere come se Dio non
esistesse alla fine si inaridisce e perde
la consapevolezza dell'intangibilità della dignità umana, ha concluso.
Riteniamo che ciò valga per ogni
confessione».
- 10
S.E. Cardinale Angelo Scola - Discorso < Lo scenario di oggi e di
domani per le strategie competitive: religione e
politica. > del settembre 2006 «Già i
Padri fondatori avevano in qualche modo voluto uno Stato laico senza
laicismo di stato. La sfera politica è
chiaramente separata dalla sfera religiosa, ma è disposta a dialogare
con essa perché è ben consapevole che
nessun governo può produrre cittadini morali, ma al contrario sono i
cittadini morali sovente ispirati dalle
religioni a favorire la democrazia».
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