|
I cristiani hanno qualcosa di originale da dire sull'Europa? O si
devono omologare a un europeismo di facciata che non tiene conto della
reali spinte politiche che oggi guidano le istituzioni europee? Sono
domande che vengono spontanee leggendo il chilometrico "Manifesto
dell'Iniziativa dei Cristiani per l'Europa (IXE)", presentato
solennemente a Bruxelles il 28 febbraio 2007. Non sarebbe neanche il
caso di parlarne se non fosse per l'importanza delle firme, a
cominciare da quella dell'ex presidente del Fondo Monetario
Internazionale Michel Camdessus, presidente delle Settimane Sociali
francesi, vero animatore dell'iniziativa che ha raccolto l'adesione di
13 importanti organismi cattolici europei (per l'Italia c'è la firma di
Luca Jahier a nome di Retinopera) e il partenariato della COMECE (la
Commissione degli episcopati cattolici della Comunità Europea).
La prima cosa che risalta dal Manifesto è la genericità e la
scontatezza dei contenuti, con le solite parole d'ordine: solidarietà,
sviluppo durevole, forza militare solo per la difesa, politica
d'immigrazione più umana. Ma ciò che davvero è insopportabile è che
prescinde totalmente dalla "sfida della ragione" che Benedetto XVI ha
lanciato a Ratisbona, e che guardando il nichilismo dominante in Europa
(di cui le istituzioni sono grandi dispensatrici), appare davvero come
la prima urgenza, e non solo per i cristiani.
Così come sono totalmente ignorati i tre "princìpi non negoziabili"
richiamati con forza dal papa (vita, famiglia ed educazione), che non
sono la richiesta di privilegi per la Chiesa, ma sono piuttosto la base
di una convivenza
|
veramente civile. Come si può ignorare che proprio l'Unione Europea è
invece diventata nel mondo sinonimo di "cultura della morte", per il
suo impegno interno e internazionale a favore dell'aborto, della
dissoluzione delle famiglie e del laicismo?
E
inoltre: come può un documento che pretende di esprimere il contributo
dei cristiani, ignorare il diritto di tutte le culture, inclusa quella
cristiana, ad avere pari dignità presso le istituzioni (diritto che
oggi è negato)? Come può non vedere l'urgenza di una proposta di
laicità non basata sul rifiuto delle religioni, ma piuttosto sulla
valorizzazione della libertà religiosa? Come può ignorare la necessaria
sussidiarietà tra le istituzioni ed i "corpi vitali" della società,
mentre si sta andando verso uno statalismo sempre più soffocante per la
libertà delle persone?
Il manifesto dell'IXE è stato redatto
in vista del Convegno organizzato dalla COMECE dal 23 al 25 marzo a
Roma, per celebrare i 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma che
hanno dato il via alla costruzione europea. Per questo motivo l'IXE
chiede la firma di tutti i cristiani europei. Per ora i firmatari
italiani sono, oltre a Retinopera (ma i membri non sono stati
consultati), le "Settimane sociali" e le Acli.
Ci auguriamo che nessun altro voglia apporre la propria firma: sarebbe
davvero grave se i cristiani, e i cattolici in particolare,
rinunciassero a impegnarsi per l'Europa a partire dalla propria
identità che pure, attraverso l'esempio di uomini politici come De
Gasperi, Adenauer e Schumann, è storicamente la base della costruzione
europea.
| Giorgio Salina |
| Presidente Nazionale Paneuropa Italia |
|