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L’Europa che vogliamo

Riflessioni sulla futura credibilità dell’Europa e sull’Europa che vogliamo.


Sono passati oltre cinquant’anni dalla dichiarazione di Schuman che portò al trattato sulla Comunità europea del carbone e dell'acciaio e l’Europa dei sei – gli stati che s’impegnarono a mantenere in vita quel trattato fino al Duemiladue – diverrà, fra pochi mesi, l’Europa dei venticinque.

Quella Comunità si è trasformata in Unione ed oggi deve essere in grado di offrire ai suoi cittadini un progetto capace di coinvolgerli ed unirli di fronte alle sfide poste dall’allargamento, dal rinnovo delle sue Istituzioni e dal suo ruolo nei nuovi scenari mondiali.
L’iniziativa deve passare ai cittadini europei e le nuove tappe dell’avventura europea vanno pianificate con loro: la posta in gioco è la sopravvivenza dell’Occidente e del suo millenario patrimonio culturale, sociale e religioso.

La Convenzione, nel corso dei lavori per il rinnovo delle Istituzioni europee, ha affrontato diversi ostacoli: la semplificazione d’una rete burocratica elefantiaca, la ripartizione delle competenze, la riorganizzazione degli organi preposti alla sicurezza ed alla difesa interna ed esterna, la sicurezza dei diritti dei suoi cittadini, il rilancio internazionale dell’immagine europea – nella fedeltà ai valori che vogliamo difendere ed agli interessi che vogliamo tutelare in un mondo ormai multipolare -. Il metodo adottato dalla Convenzione nell’esame dei problemi, si è rivelato proficuo grazie all’associazione dei Parlamenti nazionali alla stesura del progetto istituzionale ed alla trasparenza dei lavori, aperti ai cittadini ed alla stampa.
La Convenzione ha voluto e proposto un progetto attento alle aspettative dei cittadini: grazie alla costituzionalizzazione della Carta dei diritti fondamentali, i cittadini europei diventano i più garantiti e protetti del mondo.

Il risultato dei lavori, consegnati al Consiglio Europeo, è un testo equilibrato che getta le basi d’una Europa più efficiente, più democratica e soprattutto più credibile sulla scena internazionale.


Le istituzioni europee sono state rinnovate per permettere ad un’Europa allargata di funzionare in modo più efficiente. La creazione di un Presidente stabile per il Consiglio Europeo, eletto con un mandato di almeno due anni e mezzo, rinforzerà la stabilità dell’Unione sia sul piano interno che su quello internazionale. Il Ministro degli Esteri, che lavorerà al fianco del Presidente del Consiglio, sarà in grado di favorire le convergenze necessarie perché l’Europa parli ad una sola voce; con l’autorità necessaria per presentarsi come credibile interlocutore di fronte alle potenze intercontinentali che fino ad oggi hanno avuto in mano il destino del nostro pianeta.

Il Parlamento europeo diventa finalmente il vero legislatore dell’Unione, su un piano di parità con il Consiglio dei ministri. I suoi poteri sono stati notevolmente ampliati ed avrà un ruolo determinante nell’elezione del Presidente della Commissione. La Commissione manterrà i suoi quindici Membri e continuerà a vigilare sugli interessi europei, superiori a quelli nazionali, con la riconferma del suo potere d’iniziativa. La ripartizione delle competenze sarà meglio regolata ed il principio di sussidiarietà verrà meglio rispettato grazie ad un sistema che permetterà di segnalare tempestivamente le inadempienze della Commissione, per evitare che oltrepassi le competenze che le sono proprie.

Il nuovo trattato ha compiuto i maggiori passi in avanti nel campo della sicurezza e della difesa dei cittadini: verranno autorizzate le Cooperazioni Strutturate (finora vietate dal Trattato di Nizza) ed è stata creata un’Agenzia Europea per l’Armamento che sarà destinata a fornire all’Europa i mezzi necessari per una difesa adeguata. Per quanto riguarda la Giustizia e gli affari interni, verranno poste le basi di una piattaforma che assicuri un vero spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.

La Convenzione è riuscita a raggiungere a fatica un fragile equilibrio istituzionale: ci auguriamo che non vengano ricercate soluzioni diverse.

Dott.sa Adriana Usiglio

Presidente Paneuropa Italia