Milano, 3 marzo 2008
Egregio
Signor Maioli – credo, perché questo è il nome che si legge
nell’indirizzo e-mail del mittente del
messaggio qui sotto riportato, e non firmato
Da: “micmaioli@libero.it”
Data: 20 febbraio
2008 23:54:09 GMT+01:00
Oggetto: Un cammino che continua
Sull’europa vi sbagliate: avete presente chi è Jean Monnet?
Ecco questo basta a far capire che tipo di disegno sottende alla costruzione
dell’Europa, e non tiriamo fuori argomenti internazionali che ne
giustificherebbero l’attuazione, non così. Io non voglio stare in un’Europa
così: prima ce ne togliamo meglio è.
Egregio
Signor Maioli,
mi scuso per il ritardo della risposta al Suo
cortese messaggio, sino ad oggi sono stato a Bruxelles, e non ho saputo trovare
il tempo necessario.
Certamente in modo meno approfondito di Lei,
tuttavia penso di aver presente chi è Jean Monnet, e non mi pare meriti il
giudizio negativo che Lei sottende; ma ho presenti molti altri nomi implicati
nell’inizio della Comunità europea del Carbone e dell’acciaio, e di ciò che è seguito: Winston Churchill, Charles
de Gaulle (il primo statista che ha posto il tema dell’Europa dall’Atlantico
agli Urali), Paul – Henry Spaak, Altiero Spinelli, Konstantinos Karamanlis,
sono solo alcuni per evidenziare che le correnti di pensiero storicamente
impegnate per la riunificazione dell’Europa, sono molteplici. Riunificazione e
non allargamento: come ha sempre detto Giovanni Paolo II, che
più volte ha detto che l’Europa deve respirare con due Polmoni, quello dell’est
e quello dell’ovest. Il Pontefice che ha dedicato oltre 700 interventi
all’Europa, ad un’Europa non dimentica della sua storia, di tutta la sua
storia; temi ripresi poi anche dall’attuale Papa Benedetto XVI.
Mi permetta
di ricordare che soprattutto ho presenti i nomi di Robert Schuman, Konrad
Adenauer e Alcide De Gasperi: tre grandi Statisti cattolici di tre Paesi usciti
da una terribile guerra tra loro, che, quando ancora l’Europa era un cumulo di
macerie cosparsa da grandi cimiteri per milioni di vittime civili e militari,
sperando contro ogni speranza, hanno avviato concretamente l’avventura europea,
il “fenomeno” Europa. “Fenomeno” perché è la prima volta nella storia che un
numero così grande di Paesi, storicamente più volte nemici, si sono uniti per
costruire una convivenza pacifica, democratica e solidale. Francamente non
credo che i sessant’anni di pace che per la prima volta abbiamo avuto,
sia un argomento da non tirar fuori. Così come non è un argomento da
tacere le gravi conseguenze che avrebbe potuto avere l’Italia, viste le sue
numerose e gravi debolezze strutturali, se non fosse stata nell’area Euro.
Comunque La ringrazio per il Suo intervento,
perché mi “obbliga” a cercare di chiarire una questione: spesso, anche da
questo sito, ho citato e criticato le “offese” che le diverse Istituzioni
dell’UE recano all’antropologia cristiana, cioè contro la dignità e la libertà
della persona. Sono convinto che sia necessario, anche perché gli organi di
informazione, o per sottovalutazione o per superficialità, non ne parlano;
invece si deve sapere. Si deve sapere per misurare l’urgenza e l’importanza
decisiva della battaglia culturale, e soprattutto della testimonianza ferma e
dignitosa che ci è chiesta (a noi cristiani) nell’interesse di ogni uomo, di
tutti gli uomini. Per evitare i danni sarebbe sufficiente toglierci da
un’Europa così? Lei scrive: « Io non voglio stare in un’Europa così: prima
ce ne togliamo meglio è.» È vero questo? Io credo di no. Certamente Lei intende
di toglierci dalle Istituzioni politiche comunitarie. Credo di poter dire che
sia questo l’errore di prospettiva: le Istituzioni politiche comunitarie non
sono altro che lo specchio della società europea che le ha espresse, e nella
quale noi siamo volenti o nolenti inseriti, ad iniziare dalla nostra Italia. Le
ricordo che è stata l’Italia di Prodi e Mussi a far saltare la “minoranza di
blocco” che proibiva di uccidere embrioni a scopo di ricerca; ci togliamo anche
dall’Italia?
Inevitabilmente subiamo le conseguenze negative
del relativismo e del razionalismo, dilaganti nella nostra società
contemporanea indipendentemente dall’essere o meno in Europa.
Anzi, partecipandovi, oltre ad usufruire degli
innegabili vantaggi, nonostante gli stop and go della politica
dell’Unione, possiamo meglio cercare di impedire la deriva nichilista del
nostro tempo. Al fondo della questione il problema è nostro: non potendoci
isolare in un eremo asettico, appartato dal mondo, dobbiamo farci carico dei
problemi e delle situazioni. Il compito che riguarda tutti, politici,
cittadini, operatori dell’informazione, osservatori è superare le
contrapposizioni frontali, e “scoprire” il metodo della coesistenza nel reciproco
rispetto, ad iniziare da una sussidiarietà rettamente intesa.
Giorgio Salina (Presidente Nazionale di Paneuropa
Italia e di AFEuropa)
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