Milano, febbraio 2008
«Non c'è pace tra gli ulivi», è il titolo di un film di Giuseppe De Santis
del 1950, che compendia esattamente il clima che si respira in Europa per
alcuni fatti della cronaca internazionale: sembra non essere consentito dare
seguito ad un'affermazione di cui tutti, ripeto tutti, si fanno belli: «la
ricchezza dell'Europa è la diversità delle culture, che devono convivere
pacificamente e democraticamente, nel rispetto vicendevole». Ad ogni piè sospinto che se ne scopre una, tanto
che tornano alla mente i versi iniziali di una poesia di Giuseppe Giusti: - Vostra Eccellenza .... o senta il caso
avvenuto di fresco a me che girellando una mattina capito in Sant'Ambrogio di
Milano, in quello vecchio, là, fuori di mano ... - Qui come ti aggiri per il Parlamento, quello
nuovo, qui al centro dell'Europa, ne scopri qualcuna.
Una premessa importante: la posizione circa i due
episodi ai quali qui si fa riferimento, non dipende dall’essere d’accordo o
meno con ciò che è accaduto, non dipende dall’essere credenti o non credenti:
senza dimenticare ciò che si è, perché l’uomo non è fatto a compartimenti
stagni, le considerazioni che seguono sono di opportunità politica, nel
rispetto autentico della sussidiarietà, e nel tentativo di dare concreta
attuazione al principio: mi batterò sempre perché Tu possa dire ciò che non
condivido.
Un gruppo di centodieci Eurodeputati hanno preso
carta e penna e hanno scritto al Parlamento lituano di non approvare una legge
restrittiva dell'aborto, perché contrasterebbe con le conclusioni dell'Assemblea
dell'ONU al Cairo sulla popolazione, e quella a Pechino sul ruolo della donna.
Conclusioni che raccomanderebbero “la salute riproduttiva” eufemismo che nel linguaggio
burocratico internazionale significa aborto.
Tra i firmatari oltre alla Presidente del Gruppo
lesbiche, al Presidente del Gruppo gay, ed altri Personaggi noti per le loro
posizioni di rottura, ideologicamente preconcette, vi sono dodici italiani: Agnoletto,
Aita, Cappato, Catania, Gottardi, Gruber, Guidoni, Locatelli, Morgantini, Musacchio, Pannella e Rizzo. Insieme ai loro novantotto colleghi, hanno una grave duplice responsabilità:
- hanno mentito
perché non è vero che nelle conclusioni delle due Assemblee dell'ONU citate, vi
sia alcuna presa di posizione favorevole all'aborto. Questa è una menzogna che
spesso si cerca di accreditare da parte di coloro che avrebbero voluto questo
risultato, ma non l'hanno conseguito;
- inoltre hanno
commesso una grave ingerenza nei confronti del Parlamento di uno Stato membro,
Parlamento libero, sovrano, costituito con elezione diretta, e per di più su di
una materia non di competenza dell'Unione europea, una materia cioè
riconosciuta di spettanza dei singoli Stati che meglio interpretano cultura ,
storia e tradizione delle rispettive popolazioni.
Questi atteggiamenti di pesante intromissione sono
grossolani errori politici perché sono quelli che per reazione determinano
posizioni del tipo: « Basta con questa Europa.» Per di più tutto questo
nell'anno in cui deve essere ratificato il Trattato di isbona.
Quest'altra novità non viene dall'UE, ma da altri
Organismi. Il Kosovo il 17 febbraio scorso ha dichiarato unilateralmente la
propria indipendenza, sino ad ora riconosciuta, oltre che dall'ONU, da ventisei
Stati, di cui diciassette dell'UE. È evidente a tutti che si tratta di una fase
delicatissima, sia per le reazioni della Serbia, sia per la posizione assunta
da altri Stati, quali Spagna e soprattutto Russia. Il nuovo Stato entro centoventi giorni dalla
dichiarazione d'indipendenza deve dotarsi di una Costituzione: il Public
International Law and Policy Group, una ONG che si offre di assistere gli Stati
per le questioni di diritto internazionale e problemi costituzionali, ha
redatto una bozza di Carta costituzionale che tramite la “Commissione di
Venezia”, un Gruppo consultivo del Consiglio d'Europa istituito nel 1990 per
seguire la transizione alla democrazia dei Paesi ex comunisti, è all'esame di
du una Commissione Costituzionale kosovara. Ebbene la bozza della carta,
all'art. 25 recita: «Ogni individuo gode del diritto alla vita dalla nascita».
Mai nessun documento costituzionale o trattato internazionale ha recepito
dichiarazioni di questa gravità. Nessuna Costituzione al mondo riporta
irrazionalità giuridiche simili. Ma non è la sola affermazione paradossale,
difficilmente leggibile anche in un testo legislativo, infatti vi si legge anche
dell'implicita ratifica di documenti ONU, inclusi alcuni recentemente sottoposti
a seria revisione e riesame. Ma quando mai in una Costituzione si legge la
ratifica “automatica” di documenti di altri Organismi.
Ma chi sono questi signori che si arrogano
proposte di questa gravità, che stravolgono radicalmente la tradizione islamica
e cristiana – ortodossa del Kosovo? Tra l'altro pare giustifichino le loro
enormità con la falsa affermazione che questo è ciò che chiede l'Europa.
Neppure i centodieci Eurodeputati che hanno scritto al Parlamento lituano hanno
mai pensato ad aberrazioni di questo genere, che ignorano e calpestano la
storia di un popolo, che rappresenterebbero un “unicum” nel campo dei Documenti
fondamentali degli Stati, e che ignorano, addirittura al di la delle posizioni
etiche, il dibattito culturale e scientifico in atto nel mondo.
Sono questi tipi di “Volontari” e di “Consulenti”
che, operando al di fuori di ogni controllo politico, combinano disastri
inutili e dannosi,che si trascinano per anni, lasciando strascichi gravissimi,
come già altre volte abbiamo potuto constatare; quindi gente poco o nulla
professionale, quindi pericolosa. Questo relativismo ottuso e reazionario è
gran parte delle cause per le quali anche in Europa “non c'è pace tra gli
ulivi.” Uno dei compiti dei politici è estirpare questo malcostume che complica
inutilmente la vita a tutti.
Giorgio Salina (Presidente Nazionale di Paneuropa
Italia e di AFEuropa)
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