Bruxelles 25 gennaio 2008
1) A che punto siamo con la Costituzione Europea?
Ci sono delle possibilità perché le radici cristiane vengano riconosciute?
Pur conservando elementi di incompletezza e con modesti progressi
conseguiti per quanto riguarda il processo decisionale, possiamo affermare,
all’indomani della firma del Nuovo trattato sull’Unione europea, che la
democraticità dell’Unione sarà certamente accresciuta. L’organo legislativo e
rappresentativo per eccellenza, quello che in tutti gli Stati nazionali ha
competenza esclusiva (o quasi) per quanto riguarda l’iniziativa legislativa,
vale a dire il Parlamento europeo e con esso i cittadini europei, può affermare
di essere il grande vincitore del Trattato di Riforma. Trattato che non ha più
un carattere costituzionale, ma mantiene
importanti realizzazioni in materia di
legittimità democratica, efficacia e rafforzamento dei diritti dei cittadini
(con alcune importanti eccezioni per quanto concerne il Regno Unito e altri
Stati membri): uno dei primi articoli del Trattato Ue definisce chiaramente i
valori su cui si fonda l’Unione europea, un altro articolo ne enuncia gli
obiettivi. Non essendo più un documento dal valore costituzionale l'assenza di
un rimando alle radici cristiane ha meno peso e la partita si può considerare
riaperta.
2) Lei ha pubblicato un libro dal titolo “Il Dio
dell’Europa”, può dirci quali sono le conclusioni?. In che cosa crede l’Europa
di oggi?
Il libro non nasce con l'obiettivo di proporre un metodo, una chiave di
lettura, che permetta una migliore comprensione del progetto politico europeo e
quindi possa aiutarci nella rispondere a domandi vitali per il futuro del
nostro continente. C'è un filo conduttore della storia europea che si
possa considerare riannodato dal legame e dalle decisioni storiche di De
Gasperi, Adenauer e Schuman? L'Europa di oggi risponde ancora al progetto dei
Padri fondatori? Come è possibile riprendere in mano e chiarire questioni fondanti, quali quella del popolo
europeo e delle sue aspirazioni? Cosa
manca oggi nel "respiro europeo"? Perché, nonostante le bocciature
della Costituzione europea, sembra che nessuno voglia affrontare con decisione
il problema cardine dell’identità europea? Quali sono gli spazi disponibili per
il protagonismo della società civile europea? È presente un riconoscimento
reale e concreto della sussidiarietà a livello europeo?
Benedetto XVI ricorda come i
grandi pericoli contemporanei per la convivenza fra gli uomini giungano dal
fondamentalismo, la pretesa di prendere Dio come pretesto per un progetto di
potere, e dal relativismo, il ritenere che tutte le opinioni siano vere allo stesso
modo. L'involuzione del progetto politico che chiamiamo Unione europea oggi è
riconducibile proprio a questi fattori. Il problema dell'Europa nasce dal fatto
che il rapporto tra ragione e politica è sostanzialmente sviato da ciò che è la
nozione stessa di verità. Il compromesso, che giustamente è presentato come
senso della vita politica stessa, é oggi concepito fine a se stesso. E' per
questo che si è scelto di mettere a fuoco le principali politiche dell'Unione
Europea, utilizzando come filo conduttore le intuizioni dei padri fondatori e
la promozione della dignità umana insita nell'esperienza cristiana. La situazione di impasse in cui naviga
l’Europa deve condurci ad una profonda riflessione. Al di là della capacità di
giungere ad un buon accordo sul bilancio, il vecchio continente sta perdendo il
proprio orizzonte, la propria dimensione. Dopo l’era Kohl, l’Europa è stata
dominata da politici senza il coraggio necessario per poter generare il domani
e senza la forza per poter mantener fede alla costruzione politica creata poco
più di cinquant’anni fa dai padri fondatori. Una generazione di politici giunta
ad un’idea di Europa, bocciata dai referendum francese ed olandese, per cui
l’integrazione sempre più stretta è diventata un valore in se stessa.
3) Attualmente nell’Unione europea viene praticato un
aborto ogni 25 secondi e ogni trenta secondi c’è un divorzio. Nonostante la
grave crisi demografica al Parlamento europeo sembra prevalere una cultura che
propone forme di famiglia alternative a quella naturale, matrimoni gay, pillole
abortive e eutanasia. Ed i paesi come la Polonia dove gli aborti diminuiscono vengono
criticati. Non crede che continuare a seguire un modello culturale maltusiano
segnerà la decadenza dell’Europa?
Assolutamente sì ed è il pericolo maggiore nel quale incorre oggi il
nostro continente. La decadenza del nostro continente è prima di tutto il
risultato di una crisi della nostra identità di popolo europea.
A questo proposito credo che il
recente discorso del Papa agli Ambasciatori accreditati presso la
Santa Sede, in cui ha auspicato che la
moratoria approvata dall'Onu sulla pena di morte possa "stimolare il
dibattito pubblico sul carattere sacro della vita" costituisca il cuore
del dibattito sulla futura Europa.
Sulla base della mia esperienza
ritengo che i cinque nodi su cui si gioca il futuro dell'Europa siano
rappresentati dalla crisi demografica, dall'immigrazione, dall'allargamento,
dalla strategia di Lisbona e dalla politica estera. Nodi strettamente collegati
fra loro da un minimo comune denominatore: l'identità dell'Europa. Senza aver
chiara la sua identità, l'Europa non potrà infatti fare alcun passo in avanti
rispetto a queste cinque sfide. Corriamo il rischio che la risposta alla crisi
demografica sia puramente ideologica, privilegiando opere di ingegneria
sociale. L'Ue non può ignorare il fattore culturale nell’incidenza sui tassi di
fertilità, ovvero le convinzioni personali che sostengono l’apertura alla vita.
4) Se si esce dai palazzi della politica di Bruxelles e
Strasburgo però, sembra che tra le nuove generazioni sia nata una cultura,
ottimista e pro vita. A Londra c’è stata una manifestazione contraria
all’aborto. A Madrid le famiglie sono scese in piazza. Il 20 gennaio a Parigi
si svolgerà una manifestazione europea a favore della vita. Prima di Natale a
Strasburgo i movimenti per la vita europei si sono riuniti e vogliono
raccogliere dieci milioni di firme per chiedere al Parlamento europeo il
riconoscimento della persona dal concepimento alla morte naturale. A 40 anni
del 1968, è un segno dei tempi che cambiano? Lei che ne pensa?
Da molti anni
si continuano a diffondere, soprattutto da parte dei mezzi di comunicazione più
potenti e persuasivi e da parte della maggior parte degli schieramenti politici
in Europa, idee sulla famiglia a dir poco distorte o fuorvianti che non
contribuiscono assolutamente ad aiutare la società civile, che non è resa
assolutamente più libera ma è invece svuotata da qualsiasi certezza per la
propria vita.
In questo contesto allarmante, le manifestazioni e le iniziative in
difesa della vita e della famiglia tradizionale che in tutta Europa stanno riscontrando
sempre più consensi sono un chiaro segno che ci sono persone che ancora
credono, e che sono disposte a lottare per questo, nel rispetto della dignità e
della sacralità della vita umana; vita che dal concepimento si compie appieno
attraverso la nascita, la crescita, il matrimonio, la procreazione e la morte
naturale.
Credo che in questa epoca dominata dall’incertezza tanto più forti sino gli
stravolgimenti dello scenario intenzionale e le provocazioni dei governi, dei
partiti e dei movimenti nel proprio paese, tanto più ci sono presone che si
ribellano e rispondono, ance dalle piazze, con una ricerca di vita, di
stabilità, di verità.
La sfida,
prima ancora che politica, è a livello educativo e culturale, parte dalla
concezione della vita e della persona che viene messa in gioco e dall’onestà
intellettuale con cui ci si confronta. Anche se resistono posizioni fortemente
ideologizzate, sta aumentando la disponibilità a un confronto a partire da
elementi di razionalità piuttosto che da reazioni di tipo emotivo. E questo, a
livello europeo, emerge sia tra i politici sia nell’opinione pubblica. A parte
alcuni atteggiamenti aprioristicamente chiusi e votati alla contrapposizione o
alla demonizzazione dell’avversario sta
prendendo piede una disponibilità nuova al confronto, che prende le mosse da
una crescente sensibilità alla dignità della vita e dalle risultanze che la
scienza fornisce. Come ha dichiarato recentemente il presidente della Cei,
cardinale Bagnasco, è necessario che le leggi si adeguino allo stato delle
conoscenze, che muta col tempo, specie in campo bioetica, ed è per questo che
ho presentato, assieme ad altri miei colleghi, un’ interrogazione scritta alla
Commissione europea a proposito del finanziamento della ricerca sulle cellule
staminali embrionali in cui chiediamo “di valutare alla luce delle recenti
scoperte scientifiche operate da scienziati giapponesi se sia ancora necessario dare seguito a ricerche che
distruggono embrioni erogando fondi a progetti per la ricerca sulle cellule
staminali embrionali che distruggono embrioni umani."
5) Dopo la vittoria al referendum sulla legge 40 e il
Family Day in Italia, sta avendo un certo successo la proposta di moratoria
sull’aborto lanciata da il Foglio. Cosa ne pensa?
Come a Londra, Madrid, Parigi, Strasburgo, anche a Roma gli italiani sono
scesi in piazza per riaffermare un’idea di vita e di famiglia “alternativa” ai
modelli che la società e la politica stanno cercando di imporci. Un modello che
pone al centro l’uomo e la sua ricerca della verità. .
Che paese sarà l’Italia fra
trent’anni? E’ una domanda che riguarda tutti, di destra di sinistra, cattolici
e laici, come riguarda tutti il deteriorarsi evidente della società italiana e
la sua clamorosa debolezza nel formare le nuove generazioni.
Poiché se una società libera non
riesce a formare nuovi individui in grado di gestire responsabilmente la
libertà, il suo livello di autoritarismo sarà fatalmente destinato a crescere.
Ho ricordato prima il recente
discorso del Santo Padre che il 7 gennaio fa appello alla comunità
internazionale affinché la moratoria approvata dall’Onu sulla pena di morte
possa stimolare il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana, e
l’8 gennaio, Giuliano Ferrara, sul Foglio, raccoglie questa richiesta e lancia
una proposta di moratoria sull’aborto che solleva subito un animato dibattito.
Il mio auspicio è che i Governi
nazionali e gli organismi internazionali facciano chiarezza sull’uso ambiguo di
termini come ‘salute riproduttiva’, che nelle loro applicazioni tendono a
rendere le pratiche abortive come un comportamento standard. Le istituzioni
internazionali, come le Nazioni Unite e l'Ue, non possono trasformarsi in una
sorta di suprmarket dei diritti; sono
nate per favorire la pace e lo sviluppo, cioè per tutelare la vita umana e per
garantire la legittimità di un diritto
naturale, a cui tutta l’umanità faccia riferimento.
6) Insieme a Elisa Chiappa Lei ha scritto un libro per
bambini “Piccolo dizionario delle radici cristiane d’Europa”. Quali sono le
storie, i personaggi e le immagini che lei userebbe per spiegare l’Europa
cristiana ai bambini?
Con questo libro Elisabetta ed io abbiamo cercato di raccontare ai più
piccoli l’Unione Europea di
oggi, l’Europa che è stata e che ha maturato attraverso i secoli una fisionomia
precisa, l’Europa che sarà, per far loro capire il mondo e la civiltà in
cui sono nati e in cui daranno da grandi il loro apporto.
Abbiamo cercato di farlo
attraverso un dizionario, parole scelte con cura e spiegato, oltre che da un
breve teso dalle bellissime immagini di Benedetto Chieffo. Per rendere ancora
più semplice e interessante la conoscenza dell’Europa al volume è allegato Eurovia,
il magnifico gioco della Bandiera Europea che propone una gara avvincente e
istruttiva attraverso tutti i Paesi dell’Unione.
Sono convinto che l’identità civile e nazionale dell’Europa si fondi nelle
radici culturali e religiose di una tradizione bimillenaria di storia, dobbiamo
essere capaci oggi di dire ciò che siamo. In che cosa crediamo.
Per avere un'Europa migliore
dobbiamo tornare a credere, lavorare, batterci per essa. L'Europa nasce
Cristiana, sotto la protezione di San Bendetto da Norcia, dei Santi Cirillo e
Metodio, di Santa Caterina da Siena, di Santa Brigida, di Santa Teresa
Benedetta della Croce, Edith Stein, non posiamo lasciarla preda di
mistificazioni e strumentalizzazioni. Basti un esempio. Il richiamo al
Cristianesimo è presente proprio sul simbolo per eccellenza, sulla bandiera,
perchè quelle dodici stelle provengono dal culto della Vergine Maria e sono
svincolate dal numero di Stati aderenti. Non tutti lo sanno perchè la vera
origine della bandiera a dodici stelle e' stata oggetto di una colpevole
dimenticanza all'interno delle istituzioni comunitarie. Occorre insomma un
passaggio ulteriore: c'è l’occasione per un’intera società di ritrovare se
stessa e di ritrovare la propria identità, la propria faccia, ma anche il
proprio scopo, la ragione per cui siamo quello che siamo. Abbiamo o non abbiamo
il dovere di rispondere a questa sfida? La forma del dizionario ha il senso di
chiarire e restituire il significato delle parole che definiscono l’Europa. Un
primo passo verso la sfida cui siamo chiamati.
7) Giovedì 10 gennaio scorso Lei ha
presieduto la sessione plenaria per la firma della Carta dei Musulmani europei
tenendo il discorso introduttivo. Può dirci di che cosa si tratta? Quale
significato assume tale documento nell'anno che l'UE dedica al dialogo
interreligioso per il quale Lei ha la delega? Ha previsto altre occasioni di
confronto e dibattito?
Oltre 400 organizzazioni
musulmane provenienti da 28 paesi del continente, compresa la Turchia, hanno firmato la Carta dei musulmani d'Europa,
elaborata per iniziativa della Federazione delle organizzazioni islamiche in
Europa.
Nel 26 punti del documento si
ricordano i diritti e le responsabilità dei musulmani, invitati ad
"un'integrazione positiva", si sancisce la parità tra uomo e donna e
si rigetta il terrorismo fondamentalista.
La Carta costituisce un codice
islamico di buona condotta, impegna la comunità musulmana europea a partecipare
alla costruzione di un'Europa comune e di una società unita, a partecipare
altresì allo sviluppo dell'armonia e del benessere nelle nostre società e a
svolgere pienamente il ruolo di cittadini nel rispetto della giustizia,
dell'uguaglianza di diritti e della differenza. Per la prima volta una Carta dà
un codice di condotta ai musulmani d'Europa che non deve essere in
contraddizione con le legislazioni europee. Si tratta di un ottima spinta per
rafforzare il dialogo interculturale ed interreligioso anche alla luce
dell'insistenza sul dovere che ha il musulmano di rispettare il non musulmano. e' incoraggiante che nella Carta dei diritti
una parte sia dedicata alla famiglia come condizione indispensabile per la
felicita' degli individui e per una societa' stabile e che ci sia l'apertura ad
una parita' tra uomo e donna. Antonio Gaspari (Docente
presso l'Ateneo Regina Apostolorum e Presidente del Comitato Scientifico di Forza Verde) Giorgio Salina (Presidente Nazionale di Paneuropa
Italia)
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