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Paneuropa è nata ancor prima della seconda guerra mondiale per
l’iniziativa d’un nobile polacco, Richard de Coudenhove-Kalergi, che
già allora sognava un’Europa politicamente unita, allo scopo di porre
termine alle molte guerre che l’avevano insanguinata.
Subito dopo la seconda guerra mondiale , il nostro Presidente
Internazionale, l’arciduca Otto di Asburgo, con l’aiuto dei fondatori
dell’Unione Europea – da Churchill a de Gaulle, da Adenauer a De
Gasperi – ha riorganizzato la nostra Associazione; da allora ad oggi
non vi è stata tappa nel lungo cammino verso l’unità, a cui Paneuropa
non abbia partecipato attivamente.
Il Presidente Internazionale di Paneuropa ha recentemente consegnato a
Giscard-d’Estaing, presidente della Convenzione Europea, un pacchetto
di proposte per il rinnovamento delle istituzioni europee in vista
dell’ingresso nell’Unione di dieci nuovi membri. Come Paneuropei ci
auguriamo che possa finalmente nascere un’Europa politicamente unita,
fedele alle alleanze che hanno contribuito a preservare la sua libertà
ed attenta a quelle aree del mondo che affidano all’Europa le loro
speranze di riscatto e di giustizia.
Senza una seria ristrutturazione del nostro sistema istituzionale la
nuova Europa Allargata avrebbe poche speranze di garantire la sicurezza
dei propri cittadini e di assicurarne la difesa da ogni minaccia
interna ed esterna.
L’unica speranza di crescita per l’Europa è l’indipendenza dalle altre grandi potenze intercontinentali.
L’Europa deve tornare a far parte dell’occidente che cresce e si sviluppa.
L’Europa deve temperare i sensi di colpa per gli errori commessi non
dimenticando mai di essere stata la culla del Cristianesimo e la patria
del Diritto.
Ai nostri auspici si contrappone tuttavia la realtà: l’Europa sembra
rassegnata a rinnegare la propria identità ed è incapace di proporre
nuovi modelli di sviluppo adeguati alla società globale che va
formandosi.
Il Cardinale Joseph Ratzinger ha detto: “L’Occidente alimenta contro se
stesso un odio che è strano e patologico, l’Occidente non si ama più,
della sua storia ricorda solo ciò che è deprecabile e la multicultura
rischia di diventare il rinnegamento stesso di quello che è stato il
nostro patrimonio culturale e religioso. L’Occidente per sopravvivere
ha bisogno di accettarsi con umiltà critica ma deve guardarsi da una
multicultura che, se malintesa, rischia di annientare la sua stessa
identità.”.
I Cristiani hanno il dovere di gettare un ponte tra l’Occidente ed il
resto del mondo; un ponte che passi al disopra di tanti sedicenti
pacifisti e di altrettanti estremisti - diversi per colore ed obiettivi
immediati - che sono concordi su un unico punto: essere prima di tutto
e sempre antioccidentali.
La Chiesa non può essere né l’assistente del gruppo McDonald’s né il braccio santo dei pacifisti o peggio delle
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loro violenze di espropriatori militanti, al servizio di qualsiasi
bandiera purché non sia quella europea o quella del proprio paese.
Gli europei devono recuperare la loro identità storica e culturale: può
sembrare un paradosso ma gli europei devono rimpatriare.
In Occidente, è stato detto, non si vive sempre bene ma nei paesi che
ne predicano la distruzione si sopravvive - quasi sempre - tra crudeltà
e brutalità ed i primi a soffrirne sono sempre i soggetti più deboli: i
bambini, una moltitudine di “martiri” quando serve, ma sempre e
comunque strumentalizzati. L’Europa sembra purtroppo ritirarsi anche in
questo particolare confronto, declina afflitta da una costante
diminuzione delle nascite.
Nelle economie avanzate i cervelli sono la materia prima per temperare
la quantità con la qualità; aveva ragione Churchill quando affermava
che non c’è investimento migliore del dare il latte ai bambini - gli
europei sembrano averlo dimenticato - ed ha ragione l’onorevole Mauro
quando afferma che l’istruzione permanente ed un più stretto rapporto
tra istruzione e formazione sono i cardini sui quali articolare il
sistema educativo europeo.
Il nucleo fondamentale del pensiero occidentale, quello che ci ha
guidato verso la libertà – pur tra guerre ed errori -, è stato
perfettamente riassunto da Kant quando ha scritto: “…non importa quale
sia la tua norma, la tua legge, la tua abitudine, quello che importa è
che la tua legge, la tua abitudine possa essere desiderata e
liberamente adottata dagli altri.”.
La nuova Europa allargata che sta per nascere deve mantenersi fedele a questi principi.
Oggi l’Europa ha l’occasione storica di ridefinire il profilo
istituzionale dell’Unione nella prospettiva dell’adozione di un nuovo
Trattato Costituzionale: non lasciamo che i membri della Convenzione
lavorino in solitudine.
Dobbiamo impegnarci perché i cittadini ed i soggetti sociali siano
coinvolti in questo grande processo costituente, perché esso sia
sentito come il primo passo di una futura Europa, più vicina alle loro
esigenze, finalmente in grado di competere con le grandi potenze
intercontinentali, con chi fino ad oggi ha deciso le sorti del nostro
Pianeta.
Siamo sicuri che il senso d’una comune identità civile e sociale
dell’Unione, il Demos Europeo, si affermerà nel tempo; pensando alla
Grecia ed alla civetta simbolo di Atene e del suo irradiamento
culturale vogliamo ricordare il celebre motto di Hegel: “L’uccello di
Minerva si leva al cader della notte”.
La notte greca preludeva all’alba di Roma; è dunque lecito sperare che
dopo un secolo violento, oscurato da conflitti spietati ed aberranti
ideologie, stia per sorgere una nuova alba sull’Europa. Le cadute più
rovinose, sono spesso seguite da eccezionali opportunità: nella storia
d’ognuno ed ancor più nella storia delle grandi nazioni.
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