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Notiziario – N° 3 Marzo 2005

Dal 30 marzo è disponibile il terzo numero del notiziario di Paneuropa Italia

Il sommario del terzo numero comprende:

  • "Il ricatto mediatico" dell'on. Cristiana Muscardini (Deputato europeo)
  • "Mozione della delegazione francese" (accordo per “la collaborazione euro-africana”)
  • "Relazione del Consiglio di Presidenza" di Adriana Usiglio (Presidente di Paneuropa Italia)
  • "Unione Paneuropea Internazionale" (nuovo Presidente e nuovo Consiglio di Presidenza)
  • "Ad est di Strasburgo" di Donatella Bono
  • "1989 – 2004, quindici anni che hanno sconvolto l’Europa" di Pierluigi Mennitti (per gentile concessione di “ideazione”)
  • "Attività di Paneuropa Italia" (periodo gennaio-marzo 2005)
  • "Trans Europe Express" di Achille Jachetti
  • "Lettere a Paneuropa"

L'intero notiziario è disponibile in formato PDF: Notiziario Paneuropa n° 3

Riportiamo l' articolo di Donatella Bono – giornalista de “il Giornale” e Direttore responsabile del nostro trimestrale – che analizza i temi di questo numero (lo troverete in prima pagina).

Uno sguardo ad est

E’ significativo, ma non sorprendente, il risultato dell’assemblea generale di Strasburgo: l’asse del Consiglio di Presidenza si è spostato ad Est. Un fatto, questo, che in qualche modo influenzerà le azioni future di Paneuropa: è evidente che anche l’Europa orientale e transdanubiana avrà l’occasione di far sentire la propria voce. Del resto, per quanto sia stata controversa la scelta dell’allargamento dell’Unione europea verso l’Europa dell’est, tuttavia poteva l’Europa più ricca, fortunata, agiata, occidentale chiudersi verso quei paesi che faticosamente si sono sottratti all’orbita di influenza sovietica dopo decenni di regimi illiberali?

L’Europa occidentale aveva, ha tuttora, un dovere di natura politica e morale allo stesso tempo: la democrazia di questi paesi è ancora incerta, malferma; l’economia traballante e separata dall’economia di paesi come Francia, Spagna, Inghilterra da un baratro che appare quasi incolmabile. Le economie dell’Est europeo sono fragili: bassi salari, bassa produttività, arretratezza istituzionale e tecnologica; impossibile, per ora, competere con altri mercati. Eppure, proprio in virtù di tutte queste debolezze, nonostante il cammino sia ancora lungo a quindici anni dalla caduta del muro, le generazioni più giovani dei paesi dell’Est meritano una chance, la speranza di poter costruire un futuro che non sia di pura sopravvivenza. E non possiamo dimenticare che questi nuovi regimi democratici, liberamente eletti, mancano ancora di radici profonde, di quella maturità che deriva dalla consuetudine alla libertà. E cela va sans dire che la stabilità dell’asse orientale è interesse comune: abbiamo già visto nel passato recente come le tensioni e gli squilibri irrisolti finiscano con il coinvolgere tutti, impossibile sottrarsi e restare spettatori passivi, sebbene questo venga auspicato dall’ala politicamente corretta che vede nell’attendismo ipocrita e un po’ vile l’unica risposta ai problemi.

Escludere dall’Europa i problematici paesi dell’Est avrebbe finito per comportare conseguenze gravi e imprevedibili per l’Europa ricca e “fortunata”. La scelta, quindi, è stata quasi obbligata. Resta una sfida per tutti, con prevedibili sacrifici per l’effettiva integrazione economica di questi paesi. Una sfida però, che sia pur in tempi lunghi, finirà per portare benefici in termini economici e di stabilità per tutti.

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