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Il sommario del terzo numero comprende:
- "Il ricatto mediatico" dell'on. Cristiana Muscardini (Deputato europeo)
- "Mozione della delegazione francese" (accordo per la collaborazione euro-africana)
- "Relazione del Consiglio di Presidenza" di Adriana Usiglio (Presidente di Paneuropa Italia)
- "Unione Paneuropea Internazionale" (nuovo Presidente e nuovo Consiglio di Presidenza)
- "Ad est di Strasburgo" di Donatella Bono
- "1989 2004, quindici anni che hanno sconvolto lEuropa" di Pierluigi Mennitti (per gentile concessione di ideazione)
- "Attività di Paneuropa Italia" (periodo gennaio-marzo 2005)
- "Trans Europe Express" di Achille Jachetti
- "Lettere a Paneuropa"
L'intero notiziario è disponibile in formato PDF: Notiziario Paneuropa n° 3
Riportiamo l' articolo di Donatella Bono giornalista de il Giornale e Direttore responsabile del nostro trimestrale che analizza i temi di questo numero (lo troverete in prima pagina).
Uno sguardo ad est
E significativo, ma non sorprendente, il risultato dellassemblea generale di Strasburgo: lasse
del Consiglio di Presidenza si è spostato ad Est. Un fatto, questo, che in qualche modo influenzerà
le azioni future di Paneuropa: è evidente che anche lEuropa orientale e transdanubiana avrà
loccasione di far sentire la propria voce. Del resto, per quanto sia stata controversa la scelta dellallargamento dellUnione europea verso lEuropa dellest, tuttavia poteva lEuropa più ricca, fortunata, agiata, occidentale chiudersi verso quei paesi che faticosamente si sono sottratti
allorbita di influenza sovietica dopo decenni di regimi illiberali?
LEuropa occidentale aveva, ha tuttora, un dovere di natura politica e morale allo stesso tempo:
la democrazia di questi paesi è ancora incerta, malferma; leconomia traballante e separata dalleconomia
di paesi come Francia, Spagna, Inghilterra da un baratro che appare quasi incolmabile. Le economie dellEst
europeo sono fragili: bassi salari, bassa produttività, arretratezza istituzionale e tecnologica; impossibile, per ora,
competere con altri mercati. Eppure, proprio in virtù di tutte queste debolezze, nonostante il cammino sia ancora lungo
a quindici anni dalla caduta del muro, le generazioni più giovani dei paesi dellEst meritano una chance, la speranza di poter
costruire un futuro che non sia di pura sopravvivenza. E non possiamo dimenticare che questi nuovi regimi democratici, liberamente
eletti, mancano ancora di radici profonde, di quella maturità che deriva dalla consuetudine alla libertà. E cela va sans dire che
la stabilità dellasse orientale è interesse comune: abbiamo già visto nel passato recente come le tensioni e gli squilibri irrisolti
finiscano con il coinvolgere tutti, impossibile sottrarsi e restare spettatori passivi, sebbene questo venga auspicato dallala politicamente
corretta che vede nellattendismo ipocrita e un po
vile lunica risposta ai problemi.
Escludere dallEuropa i problematici paesi dellEst avrebbe finito per comportare conseguenze gravi e imprevedibili per lEuropa ricca e fortunata.
La scelta, quindi, è stata quasi obbligata. Resta una sfida per tutti, con prevedibili sacrifici per leffettiva integrazione economica di questi paesi.
Una sfida però, che sia pur in tempi lunghi, finirà per portare benefici in termini economici e di stabilità per tutti.
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